Donne della Medicina: Benedetta Spada
Ci siamo seduti con l'illuminata visionaria e insegnante di yoga Benedetta Spada per parlare del suo quarto libro, Il Sentiero dell’Eternità, dell'energia del sacro femminile e dei suoi segreti personali...
Siamo sempre state attratte dalle donne che vivono la propria verità, donne che decodificano il linguaggio sottile del corpo e dell'anima. Benedetta Spada è una forza vitale in questo spazio. Se conoscete il suo nome, probabilmente è attraverso il suo vasto lavoro come insegnante di yoga, nutrizionista esperta, consulente olistica e operatrice di luce che ha passato anni ad aiutare le persone a smantellare i blocchi fisici e mentali che le ostacolano.
Ma una vita dedicata alla guarigione non è mai statica. Si evolve in capitoli.
Con la pubblicazione del suo quarto libro, Il Sentiero dell’Eternità, Benedetta ci invita nel suo capitolo spirituale più intimo. Nato da un periodo di profondo risveglio interiore, questo libro è un invito radicale a rallentare. È una mappa per navigare la vita moderna tornando al sacro femminile, alla guarigione emotiva e al potere assoluto della quiete.
Ci siamo seduti con Benedetta per parlare della sua evoluzione, del passaggio dall'allineamento fisico alla resa spirituale e di cosa succede quando finalmente scegliamo di ascoltare.

Credo che il filo conduttore della mia vita non sia mai stato il benessere, ma piuttosto la ricerca del sacro. Già da bambina, percepivo che la realtà non coincideva solo con ciò che potevamo vedere o misurare. C'era una dimensione invisibile che si rivelava nei gesti più semplici, nella natura, nei simboli, nella quiete e negli incontri. Ho passato tutta la mia vita a cercare un linguaggio capace di raccontare questa storia.
Per questo, il mio percorso ha incrociato discipline molto diverse. Lo yoga mi ha insegnato ad abitare il corpo come luogo di coscienza. La nutrizione mi ha mostrato che ogni alimento dialoga con la nostra biologia ma anche con la nostra dimensione emotiva. La psiconeuroimmunologia ha rafforzato la mia convinzione che corpo e mente siano inseparabili. Infine, l'antropologia mi ha insegnato ad ascoltare gli esseri umani all'interno delle loro culture, rituali, narrazioni e i modi in cui ogni cultura cerca un rapporto con il mistero.
Parallelamente, la mia vita interiore si è sviluppata attraverso la preghiera, la meditazione e l'ascolto costante. Le esperienze di canalizzazione che descrivo nel libro non sono nate da un interesse per l'insolito, ma da decenni di disciplina interiore. Per me, canalizzare significa rendersi disponibili a un ascolto così profondo da permettere a una saggezza che trascende l'ego di manifestarsi con chiarezza.
In questo viaggio, la presenza di Maria è diventata sempre più viva. Non come un'idea o un simbolo, ma come una relazione spirituale. Maria è entrata nella mia vita con una dolcezza capace di trasformare il modo in cui incarno la realtà. Questa relazione incarnata condivide un messaggio chiaro: siamo eterni e immortali. L'ho riconosciuta come la grande maestra del sacro femminile, colei che ci insegna ad accogliere piuttosto che dominare, a custodire piuttosto che trattenere, e a generare vita attraverso l'amore.
Il Sentiero dell'Eternità è il frutto di questo lungo viaggio. È un invito a riconoscere che esiste una conoscenza che nasce dalla quiete e che la coscienza umana, quando si apre con umiltà, può diventare il luogo dove cielo e terra tornano a dialogare. La spiritualità del futuro deve includere il corpo e la materia, e la scienza deve saper dialogare con la coscienza. Il libro condivide un messaggio importante per l'umanità: la morte non esiste. Gli esseri umani nella loro forma incarnata possono scegliere l'immortalità proprio come ha fatto Maria. Per fare questo, tuttavia, è necessario intraprendere un nuovo percorso, uscendo dall'ipnosi collettiva della malattia della morte ed entrando nella "malattia" dell'amore.

L'antropologia mi ha insegnato che ogni cultura costruisce la propria idea di tempo. La nostra civiltà misura il tempo in termini di produttività, velocità ed efficienza. Ma osservando le comunità tradizionali e studiando le persone longeve, ho scoperto che esiste un'altra esperienza del tempo: l'esperienza della presenza.
Credo che oggi la nostra più grande povertà non sia la mancanza di tempo, ma la perdita della nostra capacità di abitarlo.
Pertanto, il primo passo non consiste nell'organizzare meglio le nostre giornate, ma nel riscoprire un ritmo interiore. Il corpo possiede un'antica saggezza che continua a parlarci attraverso il respiro, il sonno, le emozioni, la bellezza e persino l'immobilità. Tuttavia, per ascoltarlo, dobbiamo avere il coraggio di allontanarci, almeno per qualche istante ogni giorno, dal mondo.
Le esperienze spirituali che hanno accompagnato la mia vita mi hanno insegnato che l'immobilità non è vuota: è uno spazio di relazione. È nell'immobilità che ho ricevuto alcune delle intuizioni più importanti della mia ricerca e ho capito come la vera trasformazione non avviene attraverso lo sforzo, ma attraverso la volontà di ascoltare.
Quando cambiamo il nostro rapporto con il tempo, cambia anche il nostro rapporto con la vita. Non viviamo più nell'urgenza di arrivare da qualche parte, ma nella gioia di essere pienamente presenti. Credo che questa sia una delle forme più profonde di guarigione e uno dei fondamenti della longevità.
I miei libri raccontano un'unica storia vista da diverse prospettive. Non mi sono mai interessato al benessere come una semplice collezione di tecniche, ma piuttosto come una possibilità di comprendere l'essere umano nella sua totalità.
Con il tempo, ho capito che non possiamo parlare di salute senza parlare di significato. Gli esseri umani non si ammalano solo nel corpo. Soffrono quando perdono il senso della loro esistenza, quando interrompono il dialogo con la loro interiorità, o quando dimenticano di appartenere a qualcosa di più grande.
La mia lente antropologica mi ha aiutato a riconoscere che ogni cultura costruisce rituali per salvaguardare questo legame con il trascendente. La mia ricerca sulla longevità mi ha mostrato che le persone che vivono più a lungo spesso mantengono un rapporto vivo con il mistero, la gratitudine, la comunità e la bellezza.
Per questo, oggi definisco il benessere come uno stato di comunione. Comunione tra corpo e spirito, tra l'individuo e la natura, e tra la conoscenza scientifica e l'esperienza contemplativa.
La salute, per me, non consiste nel controllare ogni aspetto della vita, ma nell'imparare a fidarsi della sua profonda intelligenza. È questa fiducia che rende possibile la guarigione e continua a guidare tutto il mio lavoro.
Sono convinta che la longevità sia innanzitutto una qualità della coscienza. Si possono vivere molti anni senza essere veramente vivi, oppure si può abitare ogni giorno con un’intensità talmente profonda da trasformare il tempo in eternità.
Naturalmente, continuo a credere nel valore di un’alimentazione prevalentemente vegetale, dell’idratazione, del movimento e del rispetto dei ritmi biologici. Ma oggi, considero questi aspetti parte di una visione ben più ampia.
Il mio lavoro di ricerca, sia come antropologa che attraverso i miei incontri con i centenari, mi ha insegnato che gli esseri umani si nutrono anche di bellezza, di relazioni autentiche, di rituali, di contemplazione e di senso. Ogni cultura esprime questo in modo diverso, ma il bisogno è universale.
La bellezza occupa un posto centrale nella mia vita. Questa non è una ricerca della perfezione estetica, ma la bellezza come linguaggio spirituale. Prendersi cura del corpo, della pelle, della casa, del cibo o di un giardino significa creare uno spazio dove la vita possa essere onorata. La bellezza educa il nostro sguardo a riconoscere ciò che è buono, e questo ha un profondo effetto anche sulla nostra salute.
Ogni giorno, dedico del tempo alla quiete, alla preghiera, allo studio, alla scrittura e alla contemplazione della natura. Sono pratiche che mantengono aperto il dialogo con quella Presenza che ha sempre accompagnato il mio cammino.
Se dovessi riassumere il cuore della mia ricerca, direi questo: la longevità complessiva non è il semplice prolungamento della vita biologica, ma la progressiva espansione della coscienza nell’amore. Quando impariamo a vivere in questa profonda relazione con noi stessi, con gli altri e con il divino, la vitalità diventa un’espressione naturale dell’anima.
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Benedetta Spada